Il Capitano Ultimo il 10 gennaio ha incontrato gli studenti del liceo al termine di tre giorni di cogestione. L’incontro è avvenuto in un’aula magna gremita di ragazze e ragazzi che lo hanno accolto con un fragoroso applauso

dopo la proiezione di un filmato sulla cattura di Totò Riina. Molte sono state le domande. Perché ha scelto di fare il carabiniere? Perché ha il volto coperto? Come si vive sotto scorta? Perché le hanno più volte revocato la scorta? Perché una persona con il suo talento investigativo non viene più utilizzata per le indagini? Lui ha risposto a tutte le domande. Ha parlato di giustizia, solidarietà, amore. Ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra, della fratellanza e dell’uguaglianza, sentimenti sperimentati nella sua esperienza nell’Arma, che ritiene dovrebbero essere sempre vivi tra le persone. Ha invitato i giovani a pretendere dagli adulti , soprattutto da coloro che detengono il potere, che lo esercitino onestamente e nell’interesse della collettività. Ha chiesto ai ragazzi di mettersi in gioco in prima persona, di liberarsi da ogni tipo di sudditanza psicologica e sia pure nel rispetto delle regole, di lottare per la giustizia, la libertà e un futuro migliore.

L’incontro è avvenuto a pochi giorni dalla sentenza del TAR del Lazio che il 14 gennaio deciderà relativamente al reintegro della sua scorta. Noi desideriamo esprimere l’auspicio che il Tribunale emetta una sentenza favorevole. Il colonnello De Caprio tuttora vive in una condizione di pericolo concreto ed attuale ed è giusto che lo stato protegga chi si è battuto contro la mafia sacrificando la propria libertà e mettendo a rischio la vita.

Il Capitano Ultimo è oggi un Colonnello dell’Arma dei Carabinieri. Il suo vero nome è Sergio De Caprio. Il Colonnello ha dedicato la sua vita al servizio dello Stato e quindi di tutti noi perché noi siamo lo Stato. Ha lottato contro le mafie, i poteri occulti e ha vinto.                                                   Leggendo la sua biografia si viene colpiti dall’elevato numero di successi che è riuscito ad ottenere insieme agli uomini delle sue squadre dalla Sicilia alla Lombardia. A Bagheria, 35 anni fa ha arrestato il latitante Antonio Gargano e Vincenzo Puccio, il killer del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile; A Milano, ha curato l'inchiesta “Duomo connection” coordinata del Pubblico ministero Ilda Bocassini. Le indagini hanno portato all'arresto di molti pregiudicati siciliani. Fino ad arrivare alla cattura del capo mafia Totò Riina avvenuta a Palermo nel 1993 . Un’ operazione che è stata portata a termine da soli cinque uomini: il capitano Ultimo e dalla sua squadra.Un’operazione importante, perché è stata la risposta dello Stato alle stragi di Capaci e di via D’Amelio dove sono stati uccisi due magistrati che avevano combattuto Cosa Nostra Falcone e Borsellino insieme agli agenti delle loro scorte. Il colonnello Sergio De Caprio ha ricoperto molti incarichi: è stato a capo dell'unità Crimor dei Carabinieri; ha fatto parte dei ROS ; è’ stato vice comandante del Comando odei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente a Roma. Alcuni anni fa, nella tenuta della Mistica alle porte di Roma,   ha fondato la casa famiglia "Volontari Capitano Ultimo" dove porta avanti progetti di solidarietà nei confronti dei meno fortunati. Il Colonnello Sergio di Caprio però, per questa sua dedizione allo Stato ha pagato e continua a pagare un prezzo alto. La sua vita è a rischio e da oltre vent'anni è sotto scorta e si mostra bendato in pubblico. Ha affrontato un processo, dal quale è stato assolto, che lo vedeva imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra.